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Annabella Rossi. La poetica della realtà

Mostra · Roma

Evento concluso

31/03/2026 - 30/05/2026

Annabella Rossi. La poetica della realtà

Indirizzo: Piazza Sant'Egidio

Prezzo: 0 €

Descrizione

Annabella Rossi. La poetica della realtà La mostra, allestita e curata dal personale scientifico dell’ICPI - Stefania Baldinotti, Massimo Cutrupi e Francesco Quaranta - ripercorre l’attività di Annabella Rossi (1933-1984), figura centrale che ha trasformato la fotografia e il video in strumenti d'indagine scientifica e sociale. Attraverso fotografie spesso inedite provenienti dal Fondo Annabella Rossi (ICPI-Mu CIV), il percorso espositivo delinea un’indagine corale che parte dalla spedizione in Salento del 1959 con Ernesto de Martino per approdare alle grandi inchieste nel Mezzogiorno dedicate alla religiosità popolare e alle feste tradizionali, tra le quali spicca l’imponente ricerca sul Carnevale. Quest'ultima, condotta tra il 1972 e il 1976, ha visto la partecipazione attiva degli studenti del suo corso di Antropologia Culturale all’Università di Salerno, trasformando il lavoro sul campo in un’esperienza di didattica collettiva. Lo sguardo della Rossi si posa con la stessa intensità sulla Roma periferica della fine degli anni 50 e sulla vita quotidiana di Trastevere, documentando gli aspetti delle culture marginali e popolari. L’obiettivo della studiosa restituisce dignità a un’umanità segnata dalla fatica ma illuminata da una profonda innocenza, che emerge con forza nella sezione dedicata ai ritratti. In queste immagini, la Rossi coglie la verità dei suoi soggetti attraverso una partecipazione emotiva che trasforma il documento in arte. Ad arricchire l'esperienza sensoriale, il percorso ospita il film fotoritmico "Serenata d’arte varia" di Francesco De Melis: una musicalizzazione per voce e pianoforte delle sequenze di strada della studiosa, che trasforma l'immagine statica in un flusso vitale, restituendo il ritmo di una "vita anteriore" fatta di artisti di strada e numeri d'arte varia. Annabella Rossi (Roma, 1933 – 1984)Etnologa e fotografa, Annabella Rossi è stata una figura di rottura nel panorama dell’antropologia italiana del secondo Novecento. Allieva e stretta collaboratrice di Ernesto de Martino, ha partecipato nel 1959 alla storica spedizione in Salento per lo studio del tarantismo, un’esperienza che ha segnato profondamente la sua metodologia di ricerca sul campo. Il suo lavoro, svolto nell’ambito del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari dove lavorò a partire dal 1961, si è distinto per l'uso pionieristico dei mezzi audiovisivi – fotografia, registrazioni sonore e videotape – intesi non come semplici sussidi, ma come strumenti primari e complementari dell’indagine scientifica. Al centro delle sue ricerche, condotte per circa un ventennio nell’Italia centro-meridionale, vi è la cosiddetta "cultura della miseria": Annabella Rossi ha documentato con sguardo militante la religiosità e le credenze, il tarantismo, il lavoro e la quotidianità, denunciando lo stigma della povertà di un’umanità marginalizzata dal boom economico. Tra le sue opere fondamentali si annoverano "Le feste dei poveri" (1969), Lettere da una tarantata (1970) e "Carnevale si chiamava Vincenzo" (1977), quest’ultimo frutto di una vasta ricerca in Campania realizzata con Roberto De Simone e con il coinvolgimento degli studenti dell'Università di Salerno, dove ha insegnato Antropologia Culturale dal 1971. La sua eredità è oggi custodita nel Fondo Annabella Rossi presso l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI) e il Museo delle Civiltà (Mu CIV) di Roma.

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