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Dalla nostra Mostra "Una storia militante. Prima, durante e dopo il '68 pavese". Il Caso Braibanti

Altro · Pavia

Evento concluso

20/05/2020 - 20/05/2020

Dalla nostra Mostra "Una storia militante. Prima, durante e dopo il '68 pavese". Il Caso Braibanti

Indirizzo: Strada Nuova, 65

Sito ufficiale: http://www.bibliotecauniversitariapavia.it

Descrizione

Cari amici, con qualche giorno di ritardo vogliamo anche noi partecipare alla giornata internazionale contro l'omofobia, che si è svolta il 17 maggio senza cortei o parate a causa del Covid, ma con messaggi istituzionali importanti, primo fra tutti quello del nostro Presidente Sergio Mattarella: una società libera non permette discriminazioni. Vogliamo farlo raccontandovi una vicenda dalla nostra Mostra "Una storia militante. Prima, durante e dopo il '68 pavese", il "Caso Braibanti". Aldo Braibanti, intellettuale, poeta, scrittore fu imputato di ‘plagio’ in uno dei processi più seguiti e dibattuti nell’Italia di fine anni Sessanta. L’ex funzionario del Pci, partigiano più volte arrestato e torturato nel 1944, finì improvvisamente sul banco dell’accusa del Tribunale di Roma nel 1964 per aver ‘plagiato’ la personalità del 23enne Giovanni Sanfratello. Reato desueto, previsto dal codice Rocco, per la prima volta usato come capo d’imputazione in Italia. La denuncia la depositò alla Procura di Roma il padre del ragazzo ed ebbe come prima conseguenza la decisione del PM di isolare il giovane ‘plagiato’, rinchiudendolo in manicomio. Il processo si concluse quattro anni dopo e Braibanti fu condannato a nove anni di reclusione, ridotti a sei in appello. Altri due anni gli vennero condonati perché ex partigiano. Numerosi gli appelli di intellettuali italiani (tra gli altri, Alberto Moravia, Umberto Eco, Pier Paolo Pasolini, Marco Bellocchio, il principe del Foro Adolfo Gatti) nei confronti di una forma di reato di difficile definizione come il plagio, che fu poi cancellato dal Codice penale solo nel 1981. Vicenda tragica e surreale, vero? Ma, del resto, sono passati solo trent'anni da quando, il 17 maggio 1990, l'Oms eliminò l'omosessualità dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, definendola per la prima volta “una variante naturale del comportamento umano". Per questo, il 17 maggio, si festeggia. Vi abbracciamo forte, a domani, e siate prudenti! #laculturanonsiferma

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