Descrizione
Dante e Celestino V? Siamo nel Canto III dell’Inferno, tutto è finito, l’uomo, voltando le spalle a Dio è egli stesso inferno. Loro, gli ignavi, hanno scelto un destino di dolore, confinati, persino in questo luogo, l' Antinferno, ai margini. La colpa, per un uomo integro come Dante che visse il dolore dell’esilio, è quella di scegliere di non scegliere, non decidere, non appartenere, non schierarsi. Lui, Dante, nella città dolente, tra la perduta gente, nel verso 60 riconosce “l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto”. Forse Celestino V che alla fine del 1294 rinunciò al papato appena qualche mese dopo? Forse. Forse, ma non sicuro. Sappiamo solo, con certezza, che alla figura del Santo, asceta povero, tessera stonata fra la ricchezza della chiesa, incardinato profondamente nella montagna abruzzese, eremita fra il silenzio della Natura, è legata l'istituzione del I giubileo della storia a L'Aquila, la Perdonanza, momento di rottura fra individuo e Chiesa, recentemente riconosciuta Patrimonio Immateriale dell'Unesco. Un rito solenne, arrivato a noi dal 1294, in cui i ricchi e gli ecclesiastici con i loro sfarzosi paramenti sfilavano per la prima volta accanto ai poveri, contadini, popolani, emarginati senza voce, sotto la Porta Santa dellòa Basiliuca di Collemaggio, a L'Aquila, con il capo chinato e le mani giunte, a chiedere il perdono in un atto, questo sì, senza ombre d ignavia, rivoluzionario. Per il Dantedì pubblichiamo le opere d'arte del Mu NDA legate alla figura del Santo, protettore dell'Aquila