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Domenica al Museo

Apertura festiva · Napoli

Evento concluso

01/02/2025 - 01/02/2025

Domenica al Museo

Indirizzo: piazza Museo Nazionale

Sito ufficiale: https://www.mann-napoli.it

Prezzo: Gratuito

Descrizione

Domenica al museo al MANN 2 febbraio 2025Torna l'appuntamento con #domenicalmuseo Una nuova occasione per visitare gratuitamente i nostri capolavori e le mostre in corso Immergetevi nelle nostre collezioni Le collezioni del MANN Il museo sarà aperto dalle 9,00 alle 19,30(ultimo ingresso alle 18,30)Si informano i visitatori che in occasione della Domenica al museo ad ingresso gratuito il Gabinetto Segreto e la Collezione Magna Grecia saranno chiuse al pubblico per motivi di sicurezza. In evidenza Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del MANN19 dicembre 2024 – 24 febbraio 2025Negli ultimi due anni le collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli si sono arricchite di nuove opere, sia a titolo di acquisto sia per donazione. Sono acquerelli, gouaches, incisioni, fotografie d’epoca (con vedute delle sale del Museo e di Pompei), copie ottocentesche dei più celebri tra i nostri bronzi antichi. La mostra Da Pietro Fabris a Vincenzo Gemito. Nuove acquisizioni del MANN propone al pubblico una selezione di 100 tra questi pezzi. Tra gli acquisti, spiccano il grande acquerello tardo settecentesco dell’artista romano Filippo Maria Giuntotardi (1768–1831) – con una delle più antiche vedute di Pompei (Porta Ercolano) – e la replica della statuetta pompeiana in bronzo del Narciso, realizzata dallo scultore napoletano Vincenzo Gemito (1852–1929). Tra i doni, i ventitré disegni preparatori offerti dallo studioso e collezionista Carlo Knight (di cui 8 in mostra) permettono di ricostruire con più accuratezza la storia de Le Antichità di Ercolano Esposte. La donazione di Ernesto Bowinkel arricchisce, invece, le collezioni fotografiche del Museo con alcune migliaia di positivi e circa duecento negativi su lastra, tutti legati alla storia del viaggio in Italia, di cui Napoli e le sue antichità furono una tappa fondamentale. Tutte queste opere documentano tra le altre cose l’immensa fortuna che il Museo Nazionale ha avuto nel corso del tempo. Un museo molto speciale quello di Napoli – che nel 2027 compirà 250 anni – per il suo essere non solo custode di un patrimonio ricchissimo, ma anche testimone, come pochi altri, di quel profondo legame che il mondo moderno ha sempre avuto con l’antichità classica almeno dal ‘500 fino a oggi. https://mann-napoli. it/nuove-acquisizioni-del-mann/ Documentare gli Scavi: Pompei nelle imprese editoriali del Regno 1740–1850La mostra è dedicata al processo di documentazione degli scavi di Ercolano e Pompei che si riversò nelle pubblicazioni ufficiali sponsorizzate da diversi regnanti di Napoli, da Carlo di Borbone a Ferdinando II, passando per Gioacchino e Carolina Murat. Le ventisei opere in mostra nella sala del Plastico di Pompei, vengono dai fondi del MANN: dalla Biblioteca, dall’Archivio Storico, dall’Archivio Disegni e Stampe, e dalla raccolta dei rami della Stamperia Reale. Oltre a Le Antichità di Ercolano Esposte (1757–92), con annessi rami e disegni preparatori, il pubblico potrà ammirare la copia di Rami Inediti appartenuta a Carolina Murat, alcune gouaches di Francesco Morelli, e rare veline di Giuseppe Marsigli. L’esposizione dialoga con l’istallazione permanente del grande plastico di Pompei, realizzato tra il 1861 e il 1879. Come si svolgevano gli scavi a Pompei nel primo secolo dopo la scoperta? Perché le pitture erano asportate? A quando risale la prima idea di lasciare le pitture in situ? E quali erano i rischi? Dalle prime imprese settecentesche fino a metà dell’Ottocento, diverse tecniche di documentazione, conservazione e restauro furono sperimentate. Non tutte ebbero successo, e i disegni prodotti nel processo rimangono talvolta l’unica fonte per ricostruire una pittura andata perduta. Le opere in mostra raccontano questa storia. https://mann-napoli. it/documentare-gli-scavi/Nuovo allestimento del Salone della Meridiana Il Salone della Meridiana ha una nuova veste, ispirata all’allestimento realizzato sotto la Direzione di Amedeo Maiuri, nel 1927. Dell’allestimento voluto dal Maiuri si recuperano oggi diversi elementi: due panche ottagonali del 1907, alcune vasche, tra cui quella in pavonazzetto identificata nei depositi e ricomposta, nonché due labra, che facevano parte della collezione di Carolina Murat; il labrum in rosso antico da Pompei su base della fine del XVIII secolo e quello settecentesco, con sostegno a tripode con teste leonine. Sul fondo del Salone sono collocati i due celebri candelabri in marmo di Piranesi, esempio sapiente del riuso neoclassico di frammenti antichi "ricombinati" in un'opera moderna. Infine due statue antiche raffiguranti le muse Urania ed Erato e provenienti da Ercolano richiamano la gloria delle Arti, raffigurata nell'affresco del Bardellino sulla volta del Salone.

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