Descrizione
La Certosa e Museo di San Martino celebra la Giornata internazionale della danza e con un dipinto di Pietro Fabris, che rappresenta una delle danze più popolari della tradizione meridionale: la tarantella. Le origini di questa danza risalgono ai primi anni del XVII secolo e sono legate al fenomeno del tarantismo pugliese; "tarantella" deriva infatti dal termine dialettale "taranta", che stava ad indicare la “Lycosa Tarentula”, ragno velenoso diffuso nell'Europa meridionale e in particolare nelle campagne di Taranto, il cui morso provocava una serie di sintomi tra cui malinconia, convulsioni, agitazione, dolore fisico e sofferenza morale. In quelle zone il ballo della tarantella era considerato una vera e propria terapia per contrastare il morso della tarantola; consentiva infatti l’espulsione del veleno tramite sudori e umori. La danza si diffuse anche in altri contesti, lontani da questo fenomeno. Nella zona del napoletano, infatti, la tarantella veniva danzata da giovani popolani che si esibivano durante le feste, come quella di Piedigrotta. Si danzava in occasioni pubbliche e private come espressione di religiosità e gioia, con balli di coppia o di gruppo, molto coinvolgenti e movimentati, accompagnati da canti corali e vari strumenti musicali, come il tamburo, il tamburello, il mandolino, le castagnette, il tricche e ballacche, il putipù, lo scetavajasse. Nel dipinto di Fabris la scena si svolge a Napoli, nei pressi della zona di Posillipo, vicino le rive del mare, cui Palazzo Donn’Anna e il Vesuvio fanno da sfondo. Fabris rappresenta un momento qualunque di vita quotidiana napoletana; mentre si svolge il mercato, la gente passeggia e i pescatori si preparano per la pesca in mare, un gruppo di popolani danza a suon di musica. Al centro della rappresentazione donne e bambini ballano la tarantella, accompagnati dal suono del tamburello e del mandolino. Fabris focalizza la sua attenzione sui personaggi al centro della composizione, allargando il campo visivo, per rendere la scena più composita e animata. E’ attratto dalle scene di strada e dagli usi e costumi dei personaggi che rappresenta, ritraendoli in modo preciso e differente, in base all’età e al ceto di appartenenza. Per saperne di più seguiteci sui nostri social! Facebook Instagram Twitter