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Il mito di Epimeteo e Prometeo. Conferenza della filologa Paola Radici Colace, giovedì 12 dicembre 2019

Convegno/conferenza · Reggio di Calabria

Evento concluso

12/12/2019 - 12/12/2019

Il mito di Epimeteo e Prometeo. Conferenza della filologa Paola Radici Colace, giovedì 12 dicembre 2019

Indirizzo: piazza De Nava, 26

Sito ufficiale: http://www.museoarcheologicoreggiocalabria.it

Prezzo: Gratuito

Descrizione

Natale, tempo di doni, è un’occasione per riflettere sulla grande ricchezza della vita e dei talenti umani, attraverso un viaggio nella storia e nelle narrazioni degli antichi. Giovedì 12 dicembre 2019, alle ore 17.00, al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, in Piazza Paolo Orsi, “vestita a festa” nel meraviglioso scenario natalizio, appuntamento con i visitatori del Museo in compagnia del Centro Internazionale Scrittori della Calabria e della professoressa Paola Radici Colace, docente di Filologia classica all’Università degli Studi di Messina, presidente onorario e direttore del Comitato scientifico del CIS e delle Cattedre di Teatro Antico e Moderno e di Mitologia Antica e Moderna, per uno straordinario viaggio della conoscenza fino alle origini dell’umanità. La conferenza “Il mito di Epimeteo e Prometeo”, con il supporto di video-proiezioni, è organizzata in collaborazione con il Centro Studi sul Mito (CISM) di Ancona e con l’Accademia Siciliana dei Mitici di Palermo, per il terzo incontro del Ciclo “Mito ed ermeneutica in Platone. Dal mito della caverna al mito di Atlantide”. Interverranno per i saluti: il direttore del MAr RC, Carmelo Malacrino, e la presidente del Cis della Calabria, Loreley Rosita Borruto. A conclusione dell’incontro, si svolgerà la cerimonia di donazione al Museo dell’opera pittorica “Il cavaliere e il santo” (cm 180x140) dell’artista Tina Parisi. La filologa Radici Colace guiderà il pubblico in un appassionante percorso culturale indietro nel tempo, nel mito dei due fratelli – Epimeteo e Prometeo –, cui si devono, fin dai primi istanti di vita sulla terra, i beni e i mali dell’umanità. I due titani sono, infatti, gli archetipi dell’essere umano e del suo rapporto con la realtà, con la propria corporeità,con la natura, con la tecnica, con la politica, con la religione, con le donne, con il futuro. Ragione e sentimento, astuzia e ingenuità, preveggenza e impulsività: in Prometeo ed Epimeteo sono impersonate le caratteristiche duali degli esseri umani, nella loro caratteristica principale, che è la capacità di pensare. Il mito racconta che i due fratelli furono incaricati da Zeus di distribuire tra tutti gli esseri viventi le qualità e le doti naturali utili per la sopravvivenza. Epimeteo, però, impulsivo e per nulla previdente, attribuì tutte le facoltà agli animali e quando toccò il turno degli esseri umani non vi era più nulla da dare. Prometeo, allora, rubò agli dei il fuoco e l’arte e la scienza per gli uomini, e perciò fu condannato all’eterno supplizio. «La narrazione dello statuto ontologico dell’umanità, che gli dei plasmarono, come le altre stirpi mortali, mescolando terra e fuoco e tutto ciò che si amalgama con questi elementi basilari, è raccontata nel Protagora di Platone attraverso una ristrutturazione profonda del ruolo dei Titani-fratelli Epimeteo e Prometeo», spiega la professoressa Radici Colace. «Queste due figure mitologiche sono entrambe simbolo dell’uomo, due facce della stessa medaglia, di una sola caratteristica tipicamente umana, che è il pensiero. Epimeteo è “colui che pensa dopo (epi-)”, il “ritardato”, mentre Prometeo è “colui che pensa prima (pro-), il “previggente” – continua Colace –. Prometeo, inoltre, rappresenta la caratteristica fondamentale dell’uomo: quella di avere il senso del tempo e di proiettarsi avanti nel tempo pensando, e così superando i limiti angusti della condizione ontologica iniziale dell’uomo».

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