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IL MUSEO LEGGE DELLE GALLERIE DELL’ACCADEMIA DI VENEZIA: UN LIBRO DI SLOSS ACKERMAN

Altro · Venezia

Evento concluso

07/06/2020 - 07/06/2020

IL MUSEO LEGGE DELLE GALLERIE DELL’ACCADEMIA DI VENEZIA: UN LIBRO DI SLOSS ACKERMAN

Indirizzo: Campo della Carità 1050 - Dorsoduro

Descrizione

Consigli di lettura dallo staff delle Gallerie Ecco la proposta di oggi Libro: "Palladio" di James Sloss Ackerman, Einaudi editore, 1996 Consigliato da: Karmen Corak, funzionario restauratore/conservatore Questa la nuova proposta per la rubrica delle Gallerie dell’Accademia di Venezia “Il Museo legge”. Suggerimenti di lettura che arrivano puntuali ogni lunedì alle ore 15. In attesa dei prossimi consigli, andiamo a scandagliare questo testo, attraverso una sua sintesi, con un passaggio emblematico che ne racchiude il fulcro. Da segnalare soprattutto la sua brevità (si tratta di un libro di poco meno di un centinaio di pagine), che ne vuole favorire la fruibilità e l’accessibilità - come evidenzia l’autore stesso -. Qui di seguito i concetti principali espressi in un estratto estrapolato: "Per il suo carattere schiettamente veneziano, il chiostro di San Giorgio si differenzia nettamente dall’altro chiostro progettato da Palladio a Venezia, quello per il monastero della Carità, di cui resta soltanto un’ala nel cortile dell’Accademia di Belle Arti. Secondo lo stesso Palladio, quest’edificio, oltre a essere in stile romano, avrebbe dovuto far rivivere la grandiosa “casa dei Romani” ricostruita nei “Quattro libri” per illustrare l’attiro corinzio. Nel progetto quest’enorme ambiente con portico a colonne giganti (mai realizzato) è affiancato da una sala capitolare e da una sagrestia (tuttora esistente) disposte imitazione di due tablini. Palladio conosceva la casa romana dalla descrizione fattane da Vitruvio e non dagli avanzi archeologici, e pertanto la sua ricostruzione è ipotetica; in effetti, egli non cercò di presentare il chiostro come un peristilio, ma usò motivi tratti dal teatro di Marcello e dal Colosseo in un contesto che risulta assai più vicino a Bramante - a parte la calda tonalità del laterizio - che non agli antichi. Due parti superstiti del progetto originario, prospetto esterno di un lato del chiostro e una scala a chiocciola ovale con pozzo centrale libero, sono di una viva essenzialità ugualmente lontana dal Rinascimento come dall'antichità. Nell'insieme però lo stile è anacronisticamente classico, in un momento così poco classico come quello intorno alla metà del Cinquecento; probabilmente ai veneziani, meno assetati di antichità dei vicentini, esso sarà sembrato provinciale e sorpassato, e per tutto il resto della sua attività a Venezia Palladio evitò la maniera archeologica. Vien fatto di chiedersi come mai i canonici abbiano voluto - o almeno abbiano consentito - una così vistosa riesumazione vitruviana: a quanto pare, le loro aspirazioni erano piuttosto mondane". (pp. 74-75) Karmen Corak consiglia questa lettura perché: "Ackerman, uno dei maggiori storici dell'architettura ed esperto del Rinascimento, in questo libretto (di 98 pagine) fondamentale nel suo genere di saggio, descrive la figura di Palladio sotto diversi aspetti, nel suo ambiente culturale in cui si trovò a progettare. "... spero che la sua brevità possa renderlo accetto ai lettori che non avessero il tempo o la voglia di affrontare opere di maggiore mole", scrive J. S. A. nella prefazione alla prima edizione inglese, nel 1965".

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