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Il primo “1° maggio” a Catania - Mostra a cura di Anna Maria Iozzia con la collaborazione di Maria Nunzia Villarosa e Concetta Donatella Psaila

Altro · Catania

Evento concluso

30/04/2020 - 30/04/2020

Il primo “1° maggio” a Catania - Mostra a cura di Anna Maria Iozzia con la collaborazione di Maria Nunzia Villarosa e Concetta Donatella Psaila

Indirizzo: via Vittorio Emanuele

Sito ufficiale: http://www.ascatania.beniculturali.it/

Descrizione

L'Archivio di Stato di Catania partecipa alla campagna social #iorestoacasa celebrando il Primo Maggio, con la pubblicazione sul proprio sito di documenti a stampa riguardanti alcuni momenti delle manifestazioni della Festa Universale del Lavoro a Catania dal 1890 al 1898. Essi si riferiscono, in particolare, al primo “1° Maggio” a Catania, organizzato da Giuseppe De Felice, che indisse una riunione privata di tutte le società operaie e democratiche catanesi per fare atto di solidarietà con gli operai del mondo intero”. *****I documenti sono tratti da una mostra curata nel 2015 dalla dott. ssa Anna Maria Iozzia, con la collaborazione della dott. ssa Maria Nunzia Villarosa e della sig. ra Concetta Donatella Psaila Il 1° maggio 2015 l'Archivio di Stato di Catania effettuò un 'apertura straordinaria in cui fu possibile visitare la mostra “Editori e Tipografi a Catania e Provincia tra Cinquecento e Novecento” inaugurata tre mesi prima che, per l'occasione, venne integrata con documenti a stampa riguardanti alcuni momenti delle manifestazioni della Festa Universale del Lavoro a Catania, in Italia e all'estero succedutesi tra Ottocento e Novecento. Tale festa fu celebrata per la prima volta nel 1890 - su decisione del primo Congresso della II Internazionale tenutosi a Parigi nel 1889 - per ricordare le lotte dei lavoratori in difesa dei loro diritti e, in particolare, quello dell'orario di lavoro di otto ore. La scelta della data fu collegata alle dimostrazioni operaie svoltesi tra il 1° e il 4 maggio 1886 a Chicago nel corso delle quali si ebbero diverse vittime. Ne seguì l'arresto di otto anarchici, di cui cinque furono condannati a morte, due all’ergastolo e uno a quindici anni di reclusione. Successivamente fu riconosciuta l'innocenza degli imputati. Dopo il successo in ogni nazione della dimostrazione del 1° maggio 1890 nel secondo Congresso della II Internazionale di Bruxelles del 1891 si decise di rinnovarla annualmente per dimostrare che gli operai di tutto il mondo sapevano organizzarsi per chiedere il miglioramento delle loro condizioni. Tra i documenti esposti se ne segnala uno relativo alla celabrazione del 1° maggio a Catania nel 1890. Il primo “1° maggio” a Catania fu organizzato da Giuseppe De Felice che indisse una riunione privata di tutte le società operaie e democratiche catanesi per fare atto di solidarietà con gli operai del mondo intero. La riunione si tenne alle ore 20:00 nella sede di via Lincoln della società di mutuo soccorso “I Figli del Lavoro”, di cui De Felice era presidente. Vi fu una partecipazione di massa e coloro che non riuscirono ad entrare occuparono parte della strada. Dopo il discorso di Giuseppe Distefano Paternò, rappresentante del gruppo universitario Aurelio Saffi, che dimostrò la necessità delle rivendicazioni popolari e il dovere delle classi lavoratrici di unirsi e di organizhzarsi, parlò Giuseppe De Felice il quale sottolineò che la dimostrazione operaia indetta in tutto il mondo era simbolo di forza e fece risaltare la differenza tra i paesi in cui gli operai scioperavano per domandare otto ore di lavoro e l'Italia, dove non era possibile proclamare uno sciopero perché gli operai erano in sciopero forzato a causa di una politica che aveva distrutto ogni germe di produzione e di ricchezza. Si soffermò sulle tristi condizioni degli operai catanesi e sull'indifferenza dei parlamentari locali che non si erano interessati per far approvare i progetti, già deliberati dal Consiglio comunale di Catania, per lastricare le vie interne della città. E questo perché, essendo il Consiglio comunale composto da una maggioranza radicale [De Felice ne era il leader], i politici monarchici- liberali- costituzionali e progressisti volevano creare attorno agli avversari lo stesso clima di impopolarità che li circondava in quanto non avevano adempiuto alle promesse fatte. Nella seduta del 23 aprile 1890 la Giunta provinciale amminisrativa, infatti, aveva sospeso la sopraddetta delibera del Consiglio che avrebbe potuo attivare cantieri di lavoro per dieci anni. Al termine della riunione fu nominata una Commissione presieduta dallo stesso De Felice, che andasse dal prefetto per esporgli i voti degli operai. Non fu facile raggiungere la prefettura perché le strade erano piene di folla a cui, mediante squilli di tromba, era stato intimato dalla polizia di sciogliersi. La presenza delle forze dell'ordine intorno alla gente impediva però che tale ordine potesse essere eseguito. Pertanto il prefetto Colmayer mostrò un atteggiamento ostile nei confronti della Commissione, facendo notare che quello non era il momento adatto per parlare dei progetti di pavimentazione, e disse a De Felice: O li fate sciogliere, o stasera scorrerà sangue. O vincerete voi, o vincerò io. Avendo compreso che non era possibile alcun dialogo, De Felice se ne andò. Intanto per le strade le guardie continuavano a provocare la folla con spinte, calci e pugni dando vita ad una«violenta rivoluzione della forza armata contro pacifici cittadini, le leggi e le istituzioni», che si concluse con l'arresto di ventitré persone in gran parte operai L'indomani alla Camera, durante l'interpellanza dell'on. Felice Cavallotti sui disordini avvenuti a Milano per il 1° maggio, si parlò anche di quelli di Catania. L'on. Edoardo Pantano comunicò, infatti, che aveva presentato per il giorno successivo un'interpellanza in merito. Furono letti cinque telegrammi del prefetto di Milano e uno del prefetto di Catania. Quest' ultimo, dopo aver riferito che la sua maggiore preoccupazione era stata quella di sciogliere l'assembramento di folla creatosi nelle strade ricorrendo, se necessario, anche alla forza, comunicava che la folla era stata sciolta senza che fosse avvenuto nulla di grave e che era stato effettuato soltanto qualche arresto tra i più riluttanti. Dopo un lungo dibattito tra Cavallotti, il sottosegretario all' Interno Alessandro Fortis e gli onorevoli Giovanni Nicotera e Renato Imbriani sull'opportunità di leggere in parlamento i telegrammi dei prefetti, prassi che per Nicotera consentiva al Governo di sottrarsi alle proprie responsabilità, Pantano ritirò l'interpellanza.

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