Descrizione
“Verso la fine del 1500 Capri incominciò ad essere visitata da viaggiatori e studiosi dediti alle indagini scientifiche, ed essi venivano generalmente condotti a visitare quella che per allora passava per una particolare curiosità dell’isola, una grotta ampia e situata sul lato meridionale dell’isola, proprio sotto la Certosa, che si chiamava la Grotta Oscura. L’ingresso di questa grotta era stretto e basso, ma sufficiente al passaggio di una barca comune, e conduceva in un antro di circa 100 metri di diametro, dalla cui volta spaziosa cadeva un abbondante stillicido” (I. Friedlaender, Capri, 1938, ristampa anastatica Napoli 1989, p.51). Il primo a descrivere la Grotta fu Giulio Cesare Capaccio nel 1607, poi, nel 1705, il giornalista britannico Joseph Addison, quotidianamente impegnato nella cronaca culturale, ne fece una minuta descrizione, annotando le proprie emozioni: «dopo che la luce del sole mi si fu un po’ cancellata dagli occhi, potei vedere distintamente tutte le parti grazie a un fioco riflesso che tremolava intorno, proiettato dalla superficie dell’acqua. Sono riuscito a distinguere ogni suo dettaglio. L’imboccatura è bassa e stretta, ma la grotta poi si apre ai lati di un ovale, che da un lato all’altro misura almeno un centinaio di metri. Il soffitto è arrotondato e distilla da ogni parte acqua fresca, che mi cadeva addosso, fitta come le prime gocce di un temporale». Addison giudicò che l’antro fosse opera della natura e non, come qualcuno voleva, creato dai Romani per il gusto di Tiberio imperatore. Pare che verso la fine del 1700 l’ingresso alla Grotta divenisse pericoloso per alcuni franamenti, e fu reso inaccessibile dopo che una frana imponente avvenuta, secondo il Feola il 15 maggio 1808, secondo altri già nel 1807, l’ebbe completamente ostruito. Questa frana travolse anche la Torre di Guardia della Certosa. Il materiale franato si può vedere ancora oggi presso Unghia Marina, ma dell’ingresso della grotta non appare più nulla. “La rovina della Grotta Oscura segna la storia di Capri più di quanto non si possa pensare a prima vista. Fu infatti proprio quell’accadimento ad accelerare l’invenzione della Grotta Azzurra, che meno di vent’anni dopo venne infatti “scoperta” (e meglio sarebbe dire “lasciata scoprire”) da August Kopisch sul vertice nord-occidentale dell’isola. Il che ha tutta l’aria di un urgente e azzeccatissimo risarcimento a fini turistici” (F. Durante, Grotta Oscura, meraviglia e rovina, Corriere del Mezzogiorno, domenica 17 agosto 2008). Anche Diefenbach rimase affascinato dal mistero della Grotta Oscura, realizzando il dipinto che raffigura una sfinge posta a protezione della grotta, raffigurata come colosso intoccabile che nemmeno le onde della vita riescono a smuovere: essa rappresenta il mistero e, quindi, il simbolo della natura enigmatica della vita, l’essenza animale ed umana presente contemporaneamente nell’essere umano. Una campagna di ricerche è stata intrapresa tra il 2002 e il 2003 dal Dipartimento di Scienze Fisiche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, con il patrocinio del Rotary Club Isola di Capri ed il supporto finanziario dell’Azienda Autonoma di Soggiorno di Capri e della Fondazione svedese Axel Munthe. Questa l’opinione dello scrittore Carlo Knight: «La Grotta Oscura continuerà a restare sbarrata? Nessuno può dirlo. Ma forse è meglio che essa rimanga preclusa, se è vero che soltanto i luoghi inaccessibili conservano intatto il loro magico fascino». Seguiteci sui nostri social! Facebook