Descrizione
L’emergenza sanitaria in corso, dovuta alla devastante pandemia da covid-19, ha messo a nudo ed ha evidenziato tutte le problematiche collegate al mondo del lavoro, in particolare le lacerazioni morali e fisiche di chi un lavoro non ce l’ha, di chi l’ha perso e di chi fa sacrifici enormi senza sicurezza e senza tutela. Al riguardo, come consuetudine, è parso utile uno sguardo al passato. Il 4 gennaio 1896, in previsione dell’elaborazione di una legge di tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli, il Prefetto di Cosenza inviava al Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio una relazione con gli orari di lavoro che si osservavano in alcune filande della provincia rilevando l’assenza del lavoro notturno, ma turni che cominciavano dal “mattino prestissimo” fino a tarda sera. Il Prefetto riferiva di alcuni opifici tra i quali la filanda di Cosenza “ ove sono impiegate donne e fanciulle di varia età, che lavorano dalle 4 alle 22.30 d’estate e dalle 6 alle 22.30 d’inverno”, spingendosi nella conclusione con un suggerimento: “l’abolizione totale o parziale del lavoro dei fanciulli importerebbe gran danno alle famiglie operaie, le quali fanno molto assegnamento sul lavoro di questi”. ASCS, Prefettura, Affari generali, categoria 7, busta 523