Descrizione
La Chiesa di San Francesco a Gerace partecipa al Dantedì proponendo sui social un dettaglio del proprio altare policromo che raffigura la vita della fraternità francescana. Immaginandolo tra i beati, gli spiriti sapienti che risplendono nel IV cielo o cielo del Sole, Dante ricorda la figura di San Francesco d’Assisi nell’XI canto del Paradiso. Lo definisce “serafico in ardore”, ossia ardente di carità come un serafino, e con mirabili versi ne descrive l’amore mistico con Madonna povertà, la sposa che Francesco prima di morire affiderà ai suoi discepoli. «... privata del primo marito millecent'anni e più dispetta e scura fino a costui si stette senza invito» … (vv.64-66) «La lor concordia e i lor lieti sembianti, amore e maraviglia e dolce sguardo facieno esser cagion di pensier santi» (vv.76-78) Quando a colui ch'a tanto ben sortillo piacque di trarlo suso a la mercede ch'el meritò nel suo farsi pusillo, a' frati suoi, sì com' a giuste rede, raccomandò la donna sua più cara, e comandò che l'amassero a fede; e del suo grembo l'anima preclara mover si volle, tornando al suo regno, e al suo corpo non volle altra bara. (vv.109-117) La luce spirituale con cui il sommo poeta rappresenta Francesco rifulge come quella del sole che sorge nell’equinozio di primavera e con lo stesso splendore brillano i colori dei mosaici che adornano gli altari della Chiesa di Gerace a lui intitolata e dedicata al suo ordine religioso. Tra i riquadri dell’altare maggiore che riproducono immagini realistiche della città, uno in particolare rappresenta con delicati dettagli una scena di vita quotidiana dei frati che abitavano il convento francescano.