Descrizione
Testa in marmo dell’imperatore Settimio Severo datazione 200-211 d. C. altezza cm 30 La scultura ritrae l’imperatore Settimio Severo, nato a Leptis Magna nel 146 d. C. da una famiglia dell'ordine equestre, che rivestì la carica di imperatore dal 193 al 211 d. C. Fu proclamato imperatore dai legionari a Carnuntum, in Pannonia, in un periodo in cui, tra il 193 e il 197 susseguente alle uccisioni di Commodo nel 192 d. C e di Pertinace (193 d. C), si assistette a una cruenta guerra civile tra Settimio Severo, Pescennio Nigro e Clodio Albino per la conquista del potere imperiale. Una guerra, che dimostrò che il potere di Roma era detenuto dagli eserciti. L’immagine dell’imperatore è ben documentata da rilievi, busti, statue, pitture e monete. Il nostro ritratto è riferibile al tipo III, documentato sulle monete dal 200 d. C. Il tipo è aderente ad una immagine dignitosa dell’imperatore, legata alla propagazione della Domus Severiana, testimoniata a Capua da questo ritratto e da iscrizioni onorarie dedicate all’imperatore. Il ritratto, che doveva essere completato da un busto, potrebbe essere pertinente sia ad un contesto privato, la cui alta committenza rimarcherebbe i rapporti tra le aristocrazie di Roma e Capua e le strette connessioni tra il potere centrale e la classe dirigente capuana, come mostrano iscrizioni e fonti che attestano la presenza a Capua di famiglie influenti, che anche in età severiana rivestono la carica di senatore; sia ad un contesto pubblico della città, come attestano due epigrafi onorarie per l’imperatore Settimio Severo, una delle quali fu posta dai Capuani tra il 193 e il 195 d. C., accanto alla quale sarà esposto questo ritratto. Il terzo tipo, di cui sono note circa 80 repliche, è tra i ritratti di maggior diffusione dell’imperatore. Il tipo è caratterizzato da una particolare acconciatura dei capelli, contraddistinta dai quattro boccoli a spirale, a volte tre, che cadono sull’ampia fronte. La folta e mossa capigliatura che incornicia il volto - profondamente lavorata al trapano, come pure la barba - si dispone quasi simmetricamente dalla fronte alle orecchie. Sulle tempie, i capelli si arricciano verso l’esterno, formando una sorta di S. La barba è bipartita, le labbra sono dischiuse, i baffi coprono il loro tratto superiore. Gli occhi, contornati da folte sopracciglia, hanno le palpebre ben definite: le iridi e le pupille sono incise e accentuano lo sguardo che si rivolge verso destra. Settimio Severo inaugurò una nuova stagione di opere pubbliche e di mecenatismo, la cui attività è testimoniata anche nella vicina Teano con la ristrutturazione del teatro tardo repubblicano. A Roma, ricordiamo l’arco di trionfo nel foro romano, eretto nel 203 in occasione del decennale dell'imperatore, raffigurato con i figli Geta e Caracalla, che illustra e celebra con quattro grandi pannelli, la campagna e la vittoria sui Parthi Di particolare rilievo sono gli interventi nelle province, e segnatamente nel foro della sua città natale, Leptis Magna, dove, in un rilievo dell’arco l'imperatore è rappresentato come divinità centrale di una triade capitolina tra Minerva e Giunone, il cui aspetto rimanda alla figura di Giulia Domna. Severo, invece è rappresentato non come Giove ma come Serapide (il tipo di Serapide Bryaxis della statua di culto del Santuario di Alessandria), considerata una sorta di divinità dinastica dei Severi. La stessa fusione di Severo con Serapide, sembra che abbia dato lo spunto alla rielaborazione del suo ritratto introdotto nel 200 d. C., i cui segni caratteristici, che vediamo in questa splendida scultura, sono la lunga chioma con la dolce ondulazione scendente dalle tempie e i quattro singolari boccoli che ricadono sulla fronte. Individuata presso nota casa d’aste di New York (USA) nel 2019 e rimpatriata dai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale il 6 giugno 2022. La scultura può essere ammirata nelle sale del Museo archeologico dell’antica Capua dove è stata allestita la mostra permanente “I Segni del Paesaggio: l’Appia e Capua”, il secondo dei due allestimenti organizzati nell’ambito del progetto “I Segni del Paesaggio: la via Appia e i Castelli della Campania”, POC Campania - Programma di Azione e Coesione – Piano Operativo Complementare 2014-2020”, a cura di Ida Gennarelli. Ph. Ortensio Fabozzi