Descrizione
La villa, il cui primo nucleo risale all’età tardo repubblicana, era costituita da una serie di terrazze rivolte sul mare. In quanto residenza imperiale era inoltre impreziosita da una ragguardevole collezione di oggetti d’arte che includeva teste, busti, statue e gruppi marmorei. Alcuni di questi oggetti vennero alla luce nel corso degli scavi e recuperati, sebbene ridotti allo stato di frammenti minuti. I loro temi richiamano sovente la leggenda di Ulisse – il mitico re di Itaca reso immortale da Omero attraverso l’Odissea – come per esempio una statua dell’eroe, il Gruppo di Scilla e il Gruppo del Polifemo accecato: gli ultimi due possono riferirsi agli scultori Athanodoros, Hagesandros e Polydoros di Rodi, gli stessi maestri che realizzarono il celebre Gruppo del Laocoonte esposto dal 1506 nei Musei Vaticani. L’attenzione su Ulisse è in accordo con la storia e le leggende che ancora oggi avvolgono il luogo. Fin dall’età romana si credeva infatti che il grande promontorio a nord fosse l’isola della maga Circe: qui, tenendo sempre fede alla narrazione omerica, il re di Itaca risiedette per oltre un anno prima di rinsavire, liberare i compagni e riprendere il viaggio verso casa. Il mito di Ulisse, già figurato su alcuni vasi greci datati agli inizi del VII secolo a. C., era divenuto particolarmente popolare in età ellenistica e romana. I tratti fondamentali del suo carattere racchiudevano qualità dal fascino straordinario, come l’intelligenza e l’astuzia, lo spirito di avventura e l’attrazione irresistibile verso l’ignoto. Esse avevano peraltro rappresentato le linee guida anche per l’Eneide di Virgilio, scritta quando Tiberio era giovane e a sua volta in parte ambientata nel Lazio meridionale. Nulla perciò di strano che anche l’imperatore fosse rimasto avvinto dal sito. Il sito odierno raccoglie dunque non uno ma due testimoni, l’uno di Ulisse, l’altro di Tiberio.